16 aprile 2007

Baricco racconta Lezione 21

Su youtube, un filmato in cui Baricco racconta del suo nuovo progetto cinematografico, Lezione 21

27 marzo 2007

Barnum a Teatro

Barnum
di Alessandro Baricco
con Rosanna Naddeo, Giorgio Scaramuzzino, i musicisti del Circolo Musicale Risorgimento
a cura di Giorgio Gallione
Teatro dell'Archivolto
ven 13 sab 14 mar 17 mer 18 gio 19 ven 20 sab 21 aprile 07, ore 20

Il mondo come spettacolo e lo spettacolo del mondo. I "Barnum" di Alessandro Baricco scritti per il quotidiano La Stampa dal 1993 in avanti, sono articoli/racconto che svelano l'immenso baraccone di portenti, mostri, fenomeni mediatici di quel grande circo paraspettacolare che è il mondo contemporaneo.
Pezzi "d'autore" serviti al pubblico dentro un teatro/circo trasformato in ristorante, dove si degustano assieme al cibo schegge di mondo raccontate con divertita passione e lucida ironia. Un menù piccante, curioso e stimolante.


"Barnum come quello del circo. Perché tutto quel che vedevo, intorno, mi sembrava un grande spettacolo di clown, domatori e acrobati: e mi piaceva l'idea di provare a raccontarlo, un po' alla volta, così come veniva".
Alessandro Baricco

Info e biglietti:
http://www.archivolto.it/interna.asp?IDPAGE=barnum

Seta a teatro a Genova con Claudio Bisio







Teatro dell’Archivolto

Seta
lettura scenica dal romanzo di Alessandro Baricco
con Claudio Bisio
e le danzatrici Daniela Bendini, Yoko Wakabayashi, Francesca Zaccaria
coreografie Giovanni Di Cicco
scene e costumi Guido Fiorato
regia Giorgio Gallione

Ritorna Claudio Bisio al Teatro dell’Archivolto con la prima parte del Progetto Baricco, una lettura scenica tratta dal romanzo di Alessandro Baricco, Seta, al teatro Gustavo Modena da giovedì 29 a sabato 31 marzo.

“Questo non è un romanzo e neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento”. E’ lo stesso Baricco a parlare così della propria opera, implicitamente considerandola narrazione, una forma letteraria particolarmente adatta alla trasposizione teatrale: in “Seta”, come spesso accade negli spettacoli dell’Archivolto, convivono e si intersecano musica, danza e letteratura. Claudio Bisio è infatti il protagonista di una lettura scenica in cui sarà affiancato da tre danzatrici - Daniela Bendini, Yoko Wakabayashi, Francesca Zaccaria con una coreografia di Giovanni Di Cicco - che rappresentano le altrettante donne incontrate nel corso del racconto.

“Seta” è infatti la splendida storia di un amore impossibile o forse dell’impossibilità dell’amore, in cui ciò che conta è la rappresentazione dei destini dei protagonisti, della natura a tratti misteriosa, a tratti beffarda dei loro desideri; la fantasia e l’innegabile maestria con cui Baricco esercita il mestiere di narratore costruiscono una vicenda in cui il protagonista, Hervé Joncour, un allevatore di bachi da seta che intorno al 1860 intreccia la sua vita a quella di tre donne che la determinano, la modificano, la guidano con grazia e mistero. La narrazione avviene così su più piani stilistici: le parole saranno affidate alla voce e le suggestioni, i paesaggi, il senso della lontananza e dell’altrove alla danza in una suggestiva scenografia allestita da Guido Fiorato.

Il progetto Baricco proseguirà con Barnum – cabaret letterario con cibo e musiche con Giorgio Scaramuzzino e Rosanna Naddeo alla sala Mercato da venerdì 12 aprile.

Per info e biglietti:
http://www.archivolto.it/interna.asp?IDPAGE=seta

12 febbraio 2007

Cyrano de Bergerac, da Totem

A volte YouTube serve per ricordarci cose belle e non solo le stupidaggine di qualche 15enne esibizionista violento...


06 febbraio 2007

Baricco regista

Partira' in Trentino il 12 febbraio prossimo la prima avventura cinematografica dello scrittore Alessandro Baricco, alla prova come regista di'Lezione 21', pellicola prodotta dalla casa produttrice romana Fandango di Domenico Procacci.
L'ambientazione della prima parte del film sara' la natura incontaminata della val Canali, nel parco naturale di Paneveggio Pale di San Martino. Lo scrittore torinese e' autore anche della sceneggiatura. Si tratta di un film musicale realizzato in collaborazione con Rai Cinema, con il sostegno della Provincia autonoma di Trento che fornira' servizi logistici di supporto alla troupe. Nel cast spiccano i nomi di John Hurt e Noah Taylor. Il film sara' girato in lingua inglese.
Da Repubblica.it


Inizieranno il 12 febbraio in Trentino, a Primiero, le riprese di Lezione 21, esordio alla regia dello scrittore Alessandro Baricco, prodotto da Fandango con Rai Cinema. Cast internazionale per questa opera prima, tratta da un soggetto inedito dello stesso Baricco e che verrà girata in inglese: protagonista Noah Taylor insieme con John Hurt, Clive Russell e Leonor Watling. La trama del film, come scrive in una corrispondenza da Trento il quotidiano 'la Repubblica', è la rievocazione da parte di uno studente/Taylor della lezione più bella del suo professore universitario Mondrian Kilroy, la numero 21, sul mistero della genesi della Nona Sinfonia di Beethoven.


"Direi che è un film sulla vecchiaia, dal valore universale, nel senso che non ha riferimenti specifici alla realtà - anticipa lo scrittore - Non a caso il cast è di lingua inglese, è proprio una conseguenza del fatto che non si tratta di una storia italiana... Il personaggio interpretato da John Hurt è Mondrian Kilroy il professore del mio 'City': l'ho sfilato da lì e ho cambiato qualcosa, ma è lui. E' un personaggio stravagante fuori dalle regole. E la storia che ha in testa e che racconta, e la sua testa è la mia, è un pazza lezione. Ma è anche il racconto - conclude il neoregista - della sua vicenda personale, di un uomo anziano. Per questo dico che, alla fine, è soprattutto un film sulla vecchiaia".
Da Cinecittà news

19 gennaio 2007

Il trailer del film "Seta"

In uscita a settembre 2007 il film tratto dal romanzo "Seta" di Alessandro Baricco (co-sceneggiatore), una coproduzione franco-italo-canadese con Keira Knightley nel ruolo di Hélène per la regia di François Girard...
Qui il trailer

05 gennaio 2007

Baricco alla Feltrinelli di Napoli - 9 gennaio 2007

Dal leaflet degli eventi di gennaio 2007:

Alessandro Baricco incontra i suoi lettori
martedì 9 gennaio ore 18:00 presso la libreria Feltrinelli
Piazza dei Martiri- NAPOLI
(cliccare sull'immagine per ingrandirla ;))

Perché ciò che si salverà non sarà mai
quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi,
ma ciò che abbiamo lasciato mutare,
perché ridiventasse se stesso in un tempo nuovo.



Nel suo nuovo libro, I barbari. Saggio sulla mutazione, pubblicato a puntate sul quotidiano la Repubblica tra maggio e ottobre 2006, Alessandro Baricco riflette su un fenomeno che ha osservato nel mondo intorno a lui, percepito dai più come un'apocalisse imminente e annunciato da una voce che suona come un grido d'allarme: stanno arrivando i barbari. Puntata dopo puntata, Baricco va a visitare i villaggi che già mostrano i segni del saccheggio e li racconta in pagine che hanno sempre la forza viva della narrazione e qualche volta la malinconia della memoria personale (sono le sue fotografie in bianco e nero). Vino, calcio, libri: dai luoghi esplorati emerge che non si tratta di una semplice invasione ma di una vera e propria mutazione e "quelli che chiamiamo barbari sono una specie nuova, che ha le branchie dietro alle orecchie e ha deciso di vivere sott'acqua". Un'incursione nel palazzo imperiale di Google rivela un universo con milioni di links (collegamenti) le cui traiettorie corrono in superficie e tracciano i sentieri-guida del sapere. Ne segue una nuova idea di esperienza e, con l'esperienza, di senso e percezione. In questo scenario c'è posto per l'anima? Una parentesi su musica classica, Nona di Beethoven e due famosi dipinti di Ingres apre scorci inattesi sul paesaggio dei barbari. Il viaggio si conclude sulla Grande Muraglia cinese: da quelle torri lo sguardo è distaccato ma ancora più netto: "Ogni volta che qualcuno si erge a denunciare la miseria di ogni singola trasformazione, esentandosi dal dovere di comprenderla, la muraglia si alza, e la nostra cecità si moltiplica nell'idolatria di un confine che non esiste, ma che noi ci vantiamo di difendere. Non c'è confine, credetemi, non c'è civiltà da una parte e barbari dall'altra; c'è solo l'orlo della mutazione che avanza e corre dentro di noi. [...] Ognuno di noi sta dove stanno tutti, nell'unico luogo che c'è, dentro la corrente della mutazione, dove ciò che ci è noto lo chiamiamo civiltà, e quel che ancora non ha nome, barbarie. A differenza di altri, penso che sia un luogo magnifico".


Fandango Libri - In tutte le librerie
Pagine 224 - Prezzo 12,00 euro





















18 dicembre 2006

"Il Flauto magico" - Reazioni




Regio, fischiato il Flauto di Baricco


Boato di urla, gli unici applausi alla musica di Mozart
Lo scrittore, già assente durante le prove, ha disertato anche la prima


Burrasca, ieri sera, al Regio per Il Flauto magico con il rifacimento di Alessandro Baricco. Lo scrittore non si è fatto vedere e alla fine, dopo gli applausi unanimi indirizzati ai cantanti, la maretta è cominciata a salire verso il direttore d'orchestra Fabio Biondi mentre, subito dopo, un boato di urla e fischi ha investito regista scenografo e costumista, responsabili solo in parte delle libertà che sono state prese nei confronti del capolavoro mozartiano.

Lo spettacolo è composto da due parti ben distinte: la cornice e il quadro. Il quadro, ossia l'allestimento dell'opera di Mozart, ridotta ai soli numeri musicali, secondo me è molto carino. Il regista Oskaras Korsunovas, insieme allo scenografo Jurate Paulekaite e al costumista Agne Kuzmickaite, lo ambientano sulla pedana rotante di una giostra, riconducendo l'opera alla sua matrice popolare, all'atmosfera viennese del parco dei divertimenti (il Prater) che alimenta il lato comico del libretto di Schikaneder. I personaggi sono ben caratterizzati con mezzi semplicissimi: la giostra illuminata che gira, i costumi da cotillon, la foggia trionfale del costume indossato dalla Regina della Notte, e quello rosso-fuoco di Papageno, creano un carnevale festoso, entro cui la musica di Mozart inietta la sua metafisica bellezza, si apre al mistero, tocca i valori ultimi dell'uomo e della vita, facendo di quella commedia popolare il pilastro portante dell'intera opera romantica. E lo spettacolo la segue, piuttosto bene, anche nei suoi momenti arcani.

La cornice, inventata da Alessandro Baricco, nasce da un'esigenza comprensibile: render più scorrevole, nei teatri italiani, il genere del «Singspiel», cantato e parlato in tedesco con effetti di indubbia pesantezza. Baricco ha scelto, però, la strada più dificile: invece di tradurre e adattare i dialoghi di Schikaneder, che, sia chiaro, funzionano ancora benissimo, ha creato una commediola parallela, fatta dai personaggi di un ipotetico villaggio che osservano e commentano dall'esterno una messinscena del Flauto Magico. Se l'ambientazione popolare ci sta bene, questa tecnica teatrale è rischiosa perché, togliendo la parola di bocca ai personaggi, li svuota della loro corposità drammatica, e i singoli numeri musicali vengono privati dell'azione che li giustifica. Bisogna quindi che la commediola di contorno, in qualche modo, faccia capire al pubblico che cosa sta succedendo, e perché. Questo riesce in modo accettabile sino al finale del primo atto. Il tono del testo è leggero, confidenziale, le battute, quasi infantili, creano un clima da recita scolastica. Un discreto lavoro, dunque, per una divulgazione scanzonata di un capolavoro del teatro musicale.

Nel secondo atto, invece, l'azione parallela di Baricco è del tutto scollata da quella del Flauto Magico, e ignora la straordinaria impennata impressa da Schikaneder e da Mozart alla fiaba popolare che si apre a temi imprevedibili: il rapporto col sacro, il senso della morte, l'educazione del principe attraverso il dominio di se stesso, l'amore etico (Kant), la pace, la bontà innata e l'allegria dell'uomo di natura (Rousseau), la conquista della saggezza, e così via. Questo esprime il libretto di Schikaneder. Escludo che Baricco non lo sappia. Quindi la sua commediola avrebbe potuto mettere almeno sull'avviso gli spettatori: state attenti che qui si cantano cose sempre più importanti. Invece no, nel suo stile scettico-disincantato, il testo recitato butta tutto sul ridicolo, cosicché le pagine sublimi di Mozart, prive delle loro motivazioni narrative, rischiano di sembrare bazzecole, e quelle comiche perdono il loro valore di contrasto. Il risultato è la noia.

L'esecuzione musicale ha valorizzato la partitura. Fabio Biondi, incomprensibilmente contestato, dirige l'orchestra con notevole finezza e mette in mostra in modo inconsueto il meraviglioso comportamento dei fiati. Rachel Harnisch è un'eccellente Pamina, Ingrid Kaiserfeld ha cantato bene soprattutto la seconda aria della Regina, Nicola Ulivieri è un brillante Papageno, Günther Groissböck e Topi Lehtipuu impersonano, rispettivamente, in modo sufficientemente autorevole, Sarastro e Tamino. I quattro attori del gruppo «I turbolenti» si divertono nei panni dei personaggi di Baricco e riescono, ogni tanto, a trasmettere gli intenti comici che il testo cerca di esprimere, trascinando però un po' tutti, alla fine, nella burrasca sopradescritta.

PAOLO GALLARATI - La Stampa, Torino - 13/12/2006

Baricco riscrive "Il flauto magico" / 2

La nota propensione dello scrittore Alessandro Baricco per l'opera lirica si è tradotta nell'originale riscrittura delle parte drammaturgica del Flauto magico, che debutterà al Teatro Regio di Torino martedì 12 dicembre (repliche fino al 24, già tutte esaurite a eccezione dei last minute).
L'autore di Seta ha immaginato che gli abitanti di un piccolo centro dovessero allestire un'opera in occasione della visita di un'importante autorità. L'impresario incaricato dello spettacolo li raduna perciò in piazza, al fine di illustrare le varie scene, assegnando a ognuno il proprio ruolo. In questo modo, attraverso l'artificio del «teatro nel teatro», le vicende di Tamino, Papageno e Pamina tornano protagoniste.

Lo sforzo produttivo compiuto dal Regio con il contributo straordinario di Fondazione Crt ha permesso di affidare la regia dell'opera a Oskaras Korsunovas,giovane regista lituano, recente vincitore del X Premio Europa per le Nuove Realtà Teatrali. Sul podio del direttore d'orchestra salirà invece Fabio Biondi, che alterna la direzione d'orchestra all'attività di virtuoso violinista, già vincitore del Premio Abbiati e fondatore dell'orchestra specializzata in musica antica Europa Galante. Recente vincitore dell'Abbiati è anche il baritono Nicola Ulivieri, che dividerà il ruolo di Papageno con Alex Esposito. La compagjne canora risulta anche composta da Rachel Harnisch (Gemma Bertagnolli) nel ruolo di Pamina, Topi Lehtipuu (Ferdinand von Bothmer) in quello di Tamino, Gunther Groissböck (Pavel Kudinov) in quello del perfido Sarastro e Ingrid Kaiserfeld (Elisabeth Vidal) in quello della Regina della notte. Il Coro del Teatro Regio sarà diretto dal maestro Claudio Marino Moretti.

Tra le curiosità che accompagnano questa nuova e irrituale edizione dell'opera mozartiana, che cade alla fine delle celebrazioni per il 250/mo anniversario dalla nascita del compositore salisburghese, la presenza in scena di quattro attori di cabaret, i Turbolenti, cui è stata demandata la recitazione delle nuove parti create da Baricco. Un esperimento che attende solo di essere sottoposto al giudizio di pubblico e critica.

Baricco riscrive "Il flauto magico"

Intervista ad Alessandro Baricco
«Riscrivendo i dialoghi dell´opera ho inventato una storia diversa»

di Michele dall´Ongaro

È salutare ricordarsi ogni tanto che non c´è nulla di sacro. E che si può benissimo frugare e magari fare un po´ di casino per vedere sotto sotto come è fatta una macchina, come funziona e se continua a funzionare se montiamo i pezzi in un altro modo. Forse Alessandro Baricco, nel riscrivere i dialoghi parlati del Flauto magico di Mozart per la nuova produzione del Regio, aveva in mente proprio questo…

Come è nato questo progetto e perché?

«È nato perché il Teatro Regio aveva pensato di farmi "ritradurre" le parti recitate. A quel punto, parlandone con Marco Tutino, è venuta fuori l´idea che sarebbe stato più interessante riscrivere ex novo quelle parti, visto che sembravano di minor rilievo e vi si poteva dunque intervenire. Ho evitato una semplice modernizzazione, ho voluto fare qualcosa di più drastico, inventare una storia diversa».

Si può definire il suo approccio post-moderno?

«No, il post-moderno è un´invenzione dei non-postmoderni per sottolineare la bizzarria, l´anomalia di questo tipo di atteggiamento e nascondere invece la sua assoluta normalità. È vero il contrario: anomalo è rapportarsi col passato basandosi sull´unica idea che lo si debba riconsegnare al presente tale e quale era».

Che cosa la colpisce del Flauto magico?
«Il tratto squisitamente musicale. Del Flauto magico mi dimentico la storia, assolutamente. Per me il plot, le implicazioni massoniche ed esoteriche sono sempre state un po´ d´ostacolo, non m´importano».

Infatti nel suo testo tutto l´apparato iniziatico, massonico, politico, illuminista è stato semplicemente ignorato…
«Come nel caso dell´Iliade. Quando mettiamo le mani in queste opere è come se traghettassimo qualcosa da una sponda all´altra di un fiume, il fiume della lontananza del tempo. Io credo che non dobbiamo cercare di portare tutto sulla riva opposta, semmai portare qualcosa per rivitalizzarlo, in modo che torni a parlare. Ciò che mi premeva è, ad esempio, il fatto che si tratta di un´opera di divertimento. Ho visto dei Flauti bellissimi ma non ho riso mai… Se non si ride mai si perde una parte molto significativa, che era ben presente al pubblico dell´epoca».

Ha scelto una strada che ricorda un certo cinema italiano, tra Totò, Peppino e Don Camillo, partendo da un meccanismo vecchio come il mondo che è quello del teatro nel teatro…
«Volevo che la matrice restasse, com´era nell´originale, largamente popolare. Ma i materiali con cui è fatta questa storia vengono dalla cultura comune di uno spettatore di teatro d´opera: i matrimoni, il rapporto moglie-marito, il teatro nel teatro… Sono tutte storie già presenti nell´immaginario di quelli che vanno all´opera».

In un paese non meglio identificato un sindaco commissiona a un impresario uno spettacolo da mettere in scena perché arriva un´autorità di riguardo. Nonostante il cambiamento del contesto la ragione per cui ascoltiamo la musica di Mozart è perfettamente spiegata dalla sua drammaturgia.

«Si tratta di strutture che sono in grado di tollerare qualsiasi intromissione, lo erano già in origine. Si può ben immaginare quanti cambiamenti venivano apportati con le improvvisazioni. L´obiettivo principale era quello di far divertire il pubblico. È importante dire che è stata rispettata tale e quale la sequenza tra parti recitate e parti musicali. È stato come ricostruire un orologio, dopo averlo smontato, con dei materiali nuovi, ma l´orologio funziona sempre. È un lavoro d´artigianato puro che mi ha divertito molto. Molto difficile, ma molto bello da fare».

Il suo testo sembra fatto un po´ anche per attirare i giovani, nel lessico, nei riferimenti: Gandalf, Shreck…

«Sarà un privilegio dei più giovani capire battute che gli altri non capiranno! Però non è un Flauto magico fatto per portare i giovani a teatro. È un Flauto fatto per vivere un´esperienza che ho cercato spesso: come risuonerà quell´aria nella testa di uno che ha appena smesso di ridere fino alle lacrime? Perché così io me lo immagino. Sono molto curioso, finalmente, di sentirlo così».