17 maggio 2006

Baricco e i Barbari - nuove puntate

Le nuove puntate del viaggio di baricco nel mondondei barbari sono appena state pubblicate su La Repubblica:

Capitolo 2
Capitolo 3

I lettori possono partecipare all'iniziativa rispondendo a varie domande:
domande #1
domande #2

Le risposte verranno pubblicate qui e qui


Buona lettura :)

12 maggio 2006

Baricco riscrive il Flauto Magico

Per tutto il mese di dicembre il Teatro Regio di Torino metterà in scena una nuova produzione del capolavoro di Mozart "Il flasuto magico", per il quale Alessandro Baricco ha creato un impianto drammaturgico originale scrivendo ex novo tutti i dialoghi in prosa.
Per maggiori informazioni:
Sito web: Teatro Regio
Tel.: 011.8815.557
Tel. Biglietteria:011.8815.241/242.

Viaggio di Baricco alla ricerca dei nuovi Barbari

L'autore scrive un libro a puntate sul giornale "in mezzo alle frattaglie di mondo che quotidianamente passano da lì". E su www.repubblica.it si può seguire il suo lavoro, e scrivere a ibarbari@repubblica.it
*****************+

Viaggio alla ricerca dei nuovi barbari
di ALESSANDRO BARICCO


NON sembra, ma questo è un libro. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto scriverne uno, a puntate, sul giornale, in mezzo alle frattaglie di mondo che quotidianamente passano da lì. Mi attirava la fragilità della cosa: è come scrivere allo scoperto, in piedi su un torrione, tutti che ti guardano e il vento che tira, tutti che passano, pieni di cose da fare. E tu lì senza poter correggere, tornare indietro, ridisegnare la scaletta. Come viene, viene. E, il giorno dopo, involtolare insalata, o diventare il cappello di un imbianchino. Ammesso che se li facciano ancora, i cappelli, col giornale - come barchette sul litorale delle loro facce.

Ogni tanto, e mica solo nel lavoro, ci si va a cercare una qualche indigenza. Ed è probabilmente un modo di recuperare una qualche autenticità.

Comunque non vorrei creare false aspettative, quindi chiarisco che non è un romanzo. Il romanzo a puntate, quello non mi attira per niente. Per cui sarà un saggio, nel senso letterale del termine, cioè un tentativo: di pensare: scrivendo. Ci sono alcune cose che mi va di capire, a proposito di quel che sta succedendo qui intorno. Per "qui intorno" intendo la sottilissima porzione di mondo in cui mi muovo io: persone che hanno studiato, persone che stanno studiando, narratori, gente di spettacolo, intellettuali, cose così. Un mondaccio, per molti versi, ma alla fine è lì che le idee pascolano, ed è lì che sono stato seminato.

Dal resto del mondo ho perso contatto un sacco di tempo fa, e non è bello, ma è vero. Si fa un sacco di fatica a capire la propria zolla di terra, non resta molto per capire il resto del campo.

Ma forse in ogni zolla, a saperla leggere, c'è il campo intero.

E comunque, dicevo che c'è qualcosa, lì, che mi andrebbe di capire. Prima pensavo di intitolarlo così, il libro: La mutazione. Solo che non mi è riuscito di trovare nessuno a cui, anche solo vagamente, piacesse. Pazienza. Però era un titolo puntuale. Voglio dire che quella è precisamente la cosa che mi piacerebbe capire: in cosa consiste la mutazione che vedo intorno a me.

Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell'aria, un'incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedo menti raffinate scrutare l'arrivo dell'invasione con gli occhi fissi nell'orizzonte della televisione.

Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato
dietro il passaggio di un'orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si
scrive o immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura né storia.

I barbari, eccoli qua.

Ora: nel mio mondo scarseggia l'onestà intellettuale, ma non l'intelligenza.

Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c'è. Ma quel che c'è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna.

Potrebbe essere, me ne rendo conto, il normale duello fra generazioni, i vecchi che resistono all'invasione dei più giovani, il potere costituito che difende le sue posizioni accusando le forze emergenti di barbarie,
e tutte quelle cose che sono sempre successe e abbiamo visto mille volte.

Ma questa volta sembra diverso. E' così profondo, il duello, da sembrare diverso. Di solito si lotta per controllare i nodi strategici della mappa. Ma qui, più radicalmente, sembra che gli aggressori facciano qualcosa di molto più profondo: stanno cambiando
la mappa. Forse l'hanno perfino già cambiata. Dovette succedere così negli anni benedetti in cui, per esempio, nacque l'illuminismo, o nei giorni in cui il mondo tutto si scoprì, d'improvviso, romantico. Non erano spostamenti di truppe, e nemmeno figli che uccidevano padri. Erano dei mutanti, che sostituivano un paesaggio a un altro e lì fondavano il loro habitat.

Forse è un momento di quelli. E quelli che chiamiamo barbari sono una specie nuova, che ha le branchie dietro alle orecchie e ha deciso di vivere sott'acqua. Ovvio che da fuori, noi, coi nostri polmoncini, ne caviamo l'impressione di un'apocalisse imminente. Dove quelli respirano, noi moriamo. E quando vediamo i nostri figli guardare vogliosi l'acqua, temiamo per loro, e ciecamente ci scagliamo contro ciò che solamente riusciamo a vedere, cioè l'ombra di un'orda barbarica in arrivo. Intanto, i suddetti figli, sotto le nostre ali, già respirano da schifo, grattandosi dietro le orecchie, come se ci fosse qualcosa, là, da liberare.

È lì che mi vien voglia di capire. Non so, forse c'entra anche questa curiosa asma che mi prende sempre più spesso, e la strana inclinazione a nuotare a lungo sott'acqua, fino a quando proprio non trovo in me branchie pronte a salvarmi.

Comunque. Mi piacerebbe guardare quelle branchie da vicino. E studiare l'animale che si sta ritirando dalla terra, e sta diventando pesce. Vorrei spiare la mutazione, non per spiegarne l'origine (questo è fuori portata) ma per riuscire anche lontanamente a disegnarla. Come un naturalista d'altri tempi che disegna sul taccuino la nuova specie scoperta nell'isolotto australiano. Oggi ho aperto il taccuino.

Non ci capite niente? Ovvio, il libro non è ancora nemmeno iniziato.

È un viaggio per viandanti pazienti, un libro.

Spesso i libri iniziano con un rito che io amo molto, e che consiste nello scegliere un'epigrafe. È quel tipo di
frasetta o citazione che si mette nella prima pagina, giusto dopo il titolo e l'eventuale dedica, e che serve da viatico, da benedizione. Per dire, ecco l'epigrafe di un libro di Paul Auster:

"L'uomo non ha una sola e identica vita; ne ha molte giustapposte, ed è la sua miseria". (Chateaubriand)

Spesso suonano così: qualsiasi boiata dicano, tu ci credi. Apodittiche, per dirla nella lingua di quelli che respirano con i polmoni.

A me piacciono quelle che tracciano i bordi del campo. Cioè ti fanno capire più o meno in che campo quel libro va a giocare. Il grande Melville, quando si trattò
di scegliere l'epigrafe per Moby Dick, si lasciò un po' prendere la mano, e finì per selezionare 40 citazioni. Ecco la prima:

"E Dio creò le grandi balene." (Genesi)

Ed ecco l'ultima:
"Oh la Balenda grande e fiera, / tra il vento e la bufera, / oh il gigante che sadominare l'infinito mare!" / (Canzone baleniera).

Credo che fosse un modo di far capire che in quel libro ci sarebbe stato il mondo intero, da Dio alle scoregge dei marinai di Nantucket. O quanto meno, questo era il programmino di Melville.

Anima candida!, direbbe Vonnegut, con il punto esclamativo.

Così, per questo libro, io avrei scelto quattro epigrafi. Giusto per segnare i bordi del campo da gioco. Ecco la prima: viene da un bellissimo libro uscito da poco
in Italia (ed. il Mulino). L'ha scritto Wolfgang Schivelbush ed è intitolato La cultura dei vinti. (Sono titoli a cui, essendo tifoso del Toro, non posso resistere). Ecco cosa dice a un certo punto:

"Il timore di essere sopraffatti e distrutti da orde barbariche è vecchio come la storia della civiltà. Immagini di desertificazione, di giardini saccheggiati da nomadi e di palazzi in sfacelo nei quali pascolano le greggi sono ricorrenti nella letteratura della decadenza
dall'antichità fino ai giorni nostri".

Copiate e mettete da parte.

Seconda epigrafe: la seconda epigrafe la trovate nella prossima puntata.

Che vento che tira, su 'sto torrione.
(1. continua)

28 aprile 2006

"Seta", finalmente il film

Sarà un grande film "non-hollywoodiano" la trasposizione cinematografica di "Seta" di Alessandro Baricco. Con un regista canadese (François Girard), un cast internazionale, una produzione che unisce Italia, Giappone, Canada, Inghilterra (con finanziamenti anche dall'americana New Line e da Medusa), e un budget di 21 milioni di dollari.
"Con Baricco l'accordo era di scegliere qualcuno che convincesse entrambi, che avrebbe interpretato questa storia in senso non hollywoodiano. In questo caso, anche se il cast è internazionale, lo spirito è europeo" ha spiegato a 'la Repubblica' il produttore Domenico Procacci, grazie a cui il progetto è nato. I volti dell'allevatore francese di bachi di seta Hervé Joncour e della moglie tradita saranno quelli di Michael Pitt e di Keira Knightley, ma ci saranno anche diversi attori italiani, come Carlo Cecchi e Toni Bertorelli. Dopo le riprese in Giappone, si gira in questi giorni tra Roma e Latina. L'autore del romanzo, che ha seguito passo passo il progetto del film con Procacci, si dichiara soddisfatto del lavoro fatto fin qui: "Dalle immagini che ho visto ho l'impressione che Girard abbia preso perfettamente l'andamento del romanzo, il suo respiro. Che è una delle cose più difficili nel passaggio da un libro a un film".

Di fare una trasposizione cinematografica del romanzo si parlava da tempo, ora finalmente sembra che ci siamo... speriamo solo non ci rovinino la poesia, e riescano a trovare una musica "bianca".

13 aprile 2006

22/04/2006 - 23/04/2006

Palaolimpico (Isozaki), corso Sebastopoli 123, Torino

Spettacolo
BookStock

BookStock, una notte di parole, musica e libere contaminazioni

Si parte sabato 22 aprile 2006 con BookStock al Palaolimpico (Isozaki), con ingresso da corso Sebastopoli 123. Dalle 21.00 (i cancelli si aprono alle 19.00) e per tutta la notte fino alle 9 del mattino, la struttura creata per l’hockey olimpico di Torino 2006 ospita la «Woodstock del libro»: un grande rave letterario-poetico-musicale prodotto dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura e dal Teatro Stabile Torino/Teatro d’Europa con la direzione artistica di Roberto Tarasco e Gabriele Vacis.

I più amati e popolari volti italiani della letteratura, dello spettacolo, della cultura, del cinema e della televisione per la prima volta tutti insieme su un palco, in una notte ininterrotta di letture, poesie, racconti, parole e comicità, farcita di suoni e canzoni. Una nottata di libere contaminazioni e incontri insoliti. Una notte bianca non necessariamente da trascorrere in bianco: è possibile portare con sé il sacco a pelo per riposarsi. Sarà garantito il servizio bar.

Gli ospiti: Natalino Balasso, Alessandro Baricco, Alessandro Bergonzoni, Anna Bonaiuto, Vinicio Capossela, Luca De Gennaro, Ludovico Einaudi, Massimo Gramellini, Luciana Littizzetto, Moni Ovadia, Marco Paolini, Michele Serra, i Subsonica (impegnati in un dj set), Roberto Tarasco, Gianmaria Testa e molti altri che confermeranno la loro presenza nei prossimi giorni.

Questo è il programma provvisorio con gli abbinamenti fra gli ospiti e gli autori letterari prescelti, di cui ciascuno leggerà brani selezionati:

· Ore 21: Alessandro Baricco

· Ore 22: Ludovico Einaudi, Luciana Littizzetto

· Ore 23: Luca De Gennaro

· Ore 00: Michele Serra, Gianmaria Testa, Massimo Gramellini

· Ore 01: Anna Bonaiuto, Natalino Balasso, Rita Marcotulli

· Ore 02: Maurizio Crosetti, Gian Paolo Ormezzano, Carlo Boccadoro, Massimo Cirri e Sergio Ferrentino

· Ore 03: Alessandro Bergonzoni

· Ore 04: Vinicio Capossela

· Ore 05: Moni Ovadia, Marco Paolini


Distribuzione biglietti a partire dal 14 aprile (esclusi 16 e 17 aprile) presso:
Vetrina Torino, Piazza San Carlo 159 - ore 10 -18
Piemonte Point, Piazza Castello 165 - ore 10 - 18

Distibuzione last minute dei biglietti il 22 aprile presso:
Palaolimpico (Isozaki), Corso Sebastopoli 123 - dalle ore 15

E’ disponibile un massimo di due biglietti per persona.

Dal 14 aprile prenotazioni online su http://www.turinromeworldbookcapital.it solo per i residenti fuori provincia di Torino, fino ad esurimento posti.



Fondazione per il libro, la musica e la cultura e Teatro Stabile Torino / Teatro d'Europa
Contatti:
333 8733999, 23aprile@trwbc.it

16 marzo 2006

Baricco per Torino Capitale del Libro


Per un anno intero Torino e il Piemonte si trasformano in un grande palcoscenico. Dodici mesi di eventi tutti nel segno dell’amore per il libro e la lettura. Cuore del programma di Torino è l’idea che le ha fatto assegnare dall’Unesco il titolo di Capitale Mondiale: Il Linguaggio dei Segni.

Una maratona ininterrotta di 24 ore tra spettacoli, letture e concerti in tutta la città inaugurerà ad aprile l'anno di Torino capitale mondiale del libro.
Una festa pensata dalla Fondazione per il libro, la musica e la cultura e realizzata dal Teatro Stabile di Torino per la regia di Gabriele Vacis, come spiegano in una nota gli organizzatori.

Gli incontri, tutti rigorosamente ad ingresso libero, inizieranno sabato 22 aprile dalle 21 all'Oval, il nuovo palasport creato per le Olimpiadi invernali e andranno avanti fino alle 9 del mattino: una notte intera di letture, poesie, racconti, alla presenza di tanti volti noti, da Alessandro Baricco a Moni Ovadia, Marco Paolini, Luciana Litizzetto, Stefano Benni, Alessandro Bergonzoni, Vinicio Capossela, Michele Serra.

Aggiornamenti, programmi, nomi e dettagli su www.trwbc.it

Baricco e Mozart a teatro - 26 aprile 2006

Teatro Salieri, Legnago (VR)

MOZART GENIO?...
DA VICINO NESSUNO È NORMALE

Progetto di Mario Brunello
Quattro momenti che hanno segnato la vita di Mozart, ma anche quella di musicisti di ogni epoca, raccontati da quattro concerti di Mario Brunello con l’Orchestra d’Archi Italiana e preceduti da quattro incontri con Philippe Daverio, Erri De Luca, Michele Dall’Ongaro, Alessandro Baricco.

-------
Mercoledì 26 aprile, ore 20.00
A 16 ANNI, GENIUS?

Incontro con ALESSANDRO BARICCO
MARIO BRUNELLO, direttore
Orchestra d’archi italiana
W. A. Mozart, QUINTETTO IN SI BEMOLLE KV 174
(vers. per orch. d’archi)
G. Mahler, QUARTETTO PER ARCHI E PIANOFORTE IN LA MINORE
(vers. per orch. d’archi)
F. Mendelssohn, OTTETTO OP.20
(vers. per orch. d’archi)

Per maggiori info e prenotazione:
http://www.teatrosalieri.it
cliccando su "Stagione 2005/2006" e poi "Musica"

07 marzo 2006

Alessandro Baricco: da una storia all'altra

Ha un pubblico di fans e di fedelissimi che sa incantare, proprio come faceva con il pubblico televisivo: attraverso l’abilità di raccontare, con la voce e la gestualità, con l’uso della stessa sapienza tecnica e dell’attenzione ai dettagli che applica ad ogni suo lavoro. L’incontro che abbiamo registrato e che proponiamo è quello in cui, a dicembre 2005, presentò alla Fiera della piccola e media editoria di Roma il suo ultimo romanzo, “Questa storia”, incentrato sul mito delle corse automobilistiche, all’inizio del secolo scorso. In realtà la presentazione del libro veniva affidata a un video suggestivo prodotto dalla Fandango libri, l’ennesima ricerca di forme nuove di promozione e diffusione del libro. Il resto dell’incontro col pubblico era servito a illustrare i motivi della scelta del passaggio da una grande casa editrice, la Rcs, a una molto più piccola, la Fandango, nuovo ramo letterario di una forte casa di produzione cinematografica.
Quattro mesi dopo, Alessandro Baricco, a partire dalle punture di spillo di alcuni critici letterari, ha sfidato apertamente gli usi e i costumi della critica, aprendo sulle pagine di Repubblica un dibattito sul rapporto tra libri e informazione. A modo suo, cominciando con “Questo è un articolo che non dovrei scrivere. Lo so. Me lo dico da me. E lo scrivo.” Tecnica sicura, collaudata, ad effetto, adatta a suscitare reazioni, a creare risposte, ad allargare i cerchi dell’acqua stagnante. Fino alle prossime trovate.

Luciano Minerva - Rainews 24

Intervista video a Baricco


Intervista video a Baricco sul sito di rainews24, realizzata con il montaggio del dvd di Guido Chiesa e degli interventi dello scrittore a Radio Tre Suite e alla Fiera della piccola e media editoria a Roma lo scorso novembre:

Guarda il video - ADSL
Guarda il video - 56k

01 marzo 2006

Cari critici, ho diritto a una vera stroncatura

Cari critici, ho diritto a una vera stroncatura
di ALESSANDRO BARICCO

Questo è un articolo che non dovrei scrivere. Lo so. Me lo dico da me. E lo scrivo. Dunque. La scorsa settimana, su queste pagine, esce un articolo di Pietro Citati. Racconta quanto lo ha deliziato mettersi davanti al televisore e vedere i pattinatori-ballerini delle Olimpiadi. Lo deliziava a tal punto - scrive - che "dimenticavo tutto: le noie, le mediocrità, gli errori della mia vita; dimenticavo perfino "l'Iliade" di Baricco, e la vasta e incomprensibile ottusità dei volti di Roberto Calderoli e di Alfonso Pecoraro Scanio". Io ero lì, innocente, che mi leggevo con piacere l'esercizio di stile sull'argomento del giorno e, trac, mi arriva la coltellata. Va be', dico. E, giusto per mite rivalsa, lascio l'articolo e vado a leggermi l'Audisio. Qualche giorno dopo, però, vedo sull'Unità un lungo articolo di Giulio Ferroni sull'ultimo libro di Vassalli. Bene, mi dico. Perché mi interessa sapere cosa fa Vassalli. Malauguratamente, alcuni dei racconti che ha scritto sono sul rapporto tra gli uomini e l'automobile. Mentre leggevo la recensione sentivo che finivamo pericolosamente in area "Questa storia" (il mio ultimo romanzo, che parla anche di automobili). Con lo stato d'animo dell'agnello a Pasqua vado avanti temendo il peggio. E infatti, puntuale, quel che mi aspettavo arriva. Al termine di una lunghissima frase in cui si tessono (credo giustamente) elogi a Vassalli, arriva una bella parentesi. Neanche una frase, giusto una parentesi. Dice così: "Che distanza abissale dalla stucchevole e ammiccante epica automobilistica dell'ultimo Baricco!". E voilà. Con tanto di punto esclamativo.
Ora, nessuno è tenuto a saperlo, ma Citati e Ferroni sono, per il loro curriculum e per altre ragioni per me più imperscrutabili, due dei più alti e autorevoli critici letterari del nostro paese. Sono due mandarini della nostra cultura. Per la cronaca, Citati non ha mai recensito la mia "Iliade", e Ferroni non ha mai recensito "Questa storia". Il loro alto contributo critico sui miei due ultimi libri è racchiuso nelle due frasette che avete appena letto, seminate a infarcire articoli che non hanno niente a che vedere con me. È un modo di fare che conosco bene, e che è piuttosto diffuso, tra i mandarini. Si aggirano nel salotto letterario, incantando il loro uditorio con la raffinatezza delle loro chiacchiere, e poi, con un'aria un po' infastidita, lasciano cadere lì che lo champagne che stanno bevendo sa di piedi. Risatine complici dell'uditorio, deliziato. Io sarei lo champagne. Potrei dire che non me ne frega niente. Ma non è vero. Mi ferisce poco la gomitata assestata a tradimento, ma mi offende molto il fatto che sia tutto ciò di cui sono capaci. Mi sorprende il loro sistematico sottrarsi al confronto aperto. La critica è il loro mestiere, santo iddio, che la facciano. Cosa sono queste battutine trasversali messe lì per raccogliere l'applauso ottuso dei fedelissimi? Vi fa schifo che uno adatti l'Iliade per una lettura pubblica e lo faccia in quel modo? Forse è il caso di dirlo in maniera un po' più argomentata e profonda, chissà che ci scappi una riflessione utile sul nostro rapporto con il passato, chissà che non vi balugini l'idea che una nuova civiltà sta arrivando, in cui l'uso del passato non avrà niente a che fare con il vostro collezionismo raffinato e inutile. E se trovate così stucchevole un libro che centinaia di migliaia di italiani si affrettano a leggere, e decine di paesi nel mondo si prendono la briga di tradurre, forse è il caso di darsi da fare per spiegare a tutta questa massa di fessi che si stanno sbagliando, e che la letteratura è un'altra cosa, e che a forza di dare ascolto a gente come me si finirà tutti in un mondo di illetterati dominati dal cinema e dalla televisione, un mondo in cui intelligenze come quelle di Citati e Ferroni faranno fatica a trovare uno stipendio per campare. Si dirà che è un diritto dei critici scegliersi i libri di cui scrivere. E che anche il silenzio è un giudizio. E' vero. Ma non è completamente vero. Lo so che per persone intelligenti e colte come Citati e Ferroni i miei libri stanno alla letteratura come il fast-food alla cucina francese, o come la pornografia all'erotismo. Per usare una frase di Vonnegut che mi fa sempre tanto ridere, mi sa che per loro i miei libri, nel loro piccolo, stanno facendo alla letteratura quello che l'Unione Sovietica ha fatto alla democrazia (non si riferiva a me, Vonnegut, che purtroppo non sa nemmeno che esisto). Ma quale arroganza intellettuale può indurre a pensare che non sia utile capire una degenerazione del genere, e magari spiegarla a chi non ha gli strumenti per comprenderla? Come si fa a non intuire che magari i miei libri sono poca cosa, ma lì i lettori ci trovano qualcosa che allude a un'idea differente di libro, di narrazione scritta, di emozione della lettura? Perché non provate a pensare che esattamente quello - una nuova, sgradevole, discutibile idea di piacere letterario - è il virus che è già in circolo nel sistema sanguigno dei lettori, e che magari molta gente avrebbe bisogno da voi che gli spiegaste cos'è questo impensabile che sta arrivando, e questa apparente apocalisse che li sta seducendo? Non sarà per caso che la riflessione nel campo aperto del futuro vi impaurisce, e che preferite raccogliere consensi declinando da maestri mappe di un vecchio mondo che ormai conosciamo a memoria, rifiutandovi di prendere atto che altri mondi sono stati scoperti, e la gente già ci sta vivendo? Se quei mondi vi fanno ribrezzo, e la migrazione massiccia verso di loro vi scandalizza, non sarebbe esattamente vostro degnissimo compito il dirlo? Ma dirlo con l'intelligenza e la sapienza che la gente vi riconosce, non con quelle battutine, please. Per quello che ne capisco, i miei libri saranno presto dimenticati, e andrà già bene se rimarrà qualche memoria di loro per i film che ci avranno girato su. Così va il mondo. E comunque, lo so, i grandi scrittori, oggi, sono altri. Ma ho abbastanza libri e lettori alle spalle per poter pretendere dalla critica la semplice osservanza di comportamenti civili. Lo dico nel modo più semplice e mite possibile: o avete il coraggio e la capacità di occuparvi seriamente dei miei libri o lasciateli perdere e tacete. Le battute da applauso non fanno fare una bella figura a me, ma neanche a voi. Ecco fatto. Quel che avevo da dire l'ho detto. Adesso vi dico cosa avrei dovuto fare, secondo il galateo perverso del mio mondo, invece che scrivere questo articolo. Avrei dovuto stare zitto (magari distraendomi un po' ripassando il mio estratto conto, come sempre mi suggerisce, in occasioni come queste, qualche giovane scrittore meno fortunato di me), e lasciar passare un po' di tempo. Poi un giorno, magari facendo un reportage su, che ne so, il Kansas, staccare lì una frasetta tipo "questi rettilinei nella pianura, interminabili e pallosi come un articolo di Citati". Il mio pubblico avrebbe gradito. Poi, un mesetto dopo, che so, andavo a vedere la finale di baseball negli Stati Uniti, e avrei sicuramente trovato il modo di chiosare, in margine, che lì si beve solo birra analcolica, "triste e inutile come una recensione di Ferroni". Risatine compiacenti. Pari e patta. E' così che si fa da noi. Pensate che animali siamo, noi intellettuali, e che raffinata lotta per la vita affrontiamo ogni giorno nella dorata giungla delle lettere... Purtroppo però non è andata così. Il fatto è che l'altro giorno ho visto il film su Truman Capote. Si impara sempre qualcosa spiando i veri grandi. Lui in quel film è così orrendo, spregevole, sbagliato, megalomane, imprudente, indifendibile. Mi ha ricordato una cosa, che talvolta insegno perfino a scuola, e che però mi ostino a dimenticare. Che il nostro mestiere è, innanzitutto, un fatto di passione, cieca, maleducata, aggressiva e vergognosa. Posa su una autostima delirante, e su un'incondizionata prevalenza del talento sulla ragionevolezza e sulle belle maniere. Se perdi quella prossimità al nocciolo sporco del tuo gesto, hai perso tutto. Scriverai solo cosette buone per una recensione di Ferroni (no, scherzo, davvero, è uno scherzo). Scriverai solo cosette che non faranno male a nessuno. Insomma è tutta colpa di quel film su Truman Capote. D'improvviso mi è sembrato così falso starmene lì, come una bella statuina, a prendere sberle dal primo che passa.
E' una cosa che non c'entra niente col mestiere che è il mio. Vedi, se me ne stavo a casa a vedere Lazio-Roma, oggi eravamo tutti più sereni e tranquilli. E penosi, of course.

(1 marzo 2006)