-- ROMAEUROPA Festival --
Teatro Palladium
Università Roma Tre
Piazza Bartolomeo Romano 8
29 ottobre 2006, ore 21
Un incontro con l’autore nella messa a punto del suo nuovo progetto, un’anticipazione in esclusiva per gli spettatori del RomaEuropa Festival.
Dalla mitologia greca alla letteratura americana, dall’Iliade a Moby Dick. C’è di mezzo un abisso spazio-temporale, ma c’è un ponte che unisce una sponda all’altra ed è ancora una volta l’ardito progetto di un Baricco sempre pronto a re-inventare storie già note, ma che raccontate da lui risultano inedite, nuove, impensabili.
In questo suo nuovo lavoro, articolato su due anni, egli ci inviterà a seguirlo nelle pieghe del testo di Melville, regalandoci una prospettiva originale da cui guardare e interpretare le famose vicende della balena bianca e del Capitano Achab.
Non più un semplice romanzo di mare, forse di avventure, ma una volta di più ritorna nella lotta tra il cetaceo e l'equipaggio del Pequod l'eterno duello fra l'uomo e la Natura. Nella rilettura di Baricco, Moby Dick diventa creatura metafisica, come lo sono tanti mostri della letteratura. Il risultato: una speciale miscela, che si può individuare anche nei grandi poemi dell’antichità, in cui le allegorie del testo richiamano il rapporto tra ciò che sta in basso e ciò che sta in alto, per fare del tutto una sola cosa.
Produzione Romaeuropa Festival 2006
Diretta radiofonica su Radio Tre
27 giugno 2006
16 giugno 2006
Baricco a Roma, 16 giugno 2006
Festival Letterature- Roma
Stasera, finalmente in Italia e a Roma, c'è Dave Eggers, uno degli autori americani più ammirati e imitati della sua generazione. Nato a Chicago, ha vissuto poi in California ed ora a New York. Oltre a svolgere attività di scrittore, ha fondato nel 1998 la rivista letteraria on-line "McSweeney’s" che in seguito diventerà una casa editrice vera e propria. Il suo primo libro, L’opera struggente di un formidabile genio (2000) racconta le vicende della sua vita e diventa in breve il caso letterario della stagione e non solo. Nel 2002 è tra i fondatori di 826Valencia e, successivamente, 826NYC, due laboratori no-profit di scrittura per ragazzi con sede a San Francisco e New York.
Insieme a lui l’italiano Alessandro Baricco che, come Eggers nel mondo angloamericano, è stato uno dei protagonisti in Italia del rinnovamento e dello svecchiamento della narrativa. Fondatore, nel 1994, della Scuola di scrittura Holden, musicologo, giornalista e regista oltre che scrittore, recentemente editore indipendente.
Sede della manifestazione
Basilica di Massenzio, Foro Romano
Ingresso
Clivo di Venere Felice (Via del Fori Imperiali)
Orario
Dalle 21.00
Come raggiungerci
Autobus: 60, 75, 84, 85, 87, 117, 175, 186, 271, 571, 810, 850
Metro: Linea B, fermata Colosseo
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
Modalità di accesso
L'accesso avviene solo se muniti di un coupon omaggio da ritirare al botteghino ubicato all'ingresso.
Il botteghino apre alle 19.00.
L'accesso al sito è a partire dalle 20.30.
All'ingresso è possibile ritirare esclusivamente il biglietto relativo alla serata stessa.
Per i portatori di handicap sono garantite facilitazioni di accesso e un'area riservata.
Capienza
2000 posti
Stasera, finalmente in Italia e a Roma, c'è Dave Eggers, uno degli autori americani più ammirati e imitati della sua generazione. Nato a Chicago, ha vissuto poi in California ed ora a New York. Oltre a svolgere attività di scrittore, ha fondato nel 1998 la rivista letteraria on-line "McSweeney’s" che in seguito diventerà una casa editrice vera e propria. Il suo primo libro, L’opera struggente di un formidabile genio (2000) racconta le vicende della sua vita e diventa in breve il caso letterario della stagione e non solo. Nel 2002 è tra i fondatori di 826Valencia e, successivamente, 826NYC, due laboratori no-profit di scrittura per ragazzi con sede a San Francisco e New York.
Insieme a lui l’italiano Alessandro Baricco che, come Eggers nel mondo angloamericano, è stato uno dei protagonisti in Italia del rinnovamento e dello svecchiamento della narrativa. Fondatore, nel 1994, della Scuola di scrittura Holden, musicologo, giornalista e regista oltre che scrittore, recentemente editore indipendente.
Sede della manifestazione
Basilica di Massenzio, Foro Romano
Ingresso
Clivo di Venere Felice (Via del Fori Imperiali)
Orario
Dalle 21.00
Come raggiungerci
Autobus: 60, 75, 84, 85, 87, 117, 175, 186, 271, 571, 810, 850
Metro: Linea B, fermata Colosseo
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
Modalità di accesso
L'accesso avviene solo se muniti di un coupon omaggio da ritirare al botteghino ubicato all'ingresso.
Il botteghino apre alle 19.00.
L'accesso al sito è a partire dalle 20.30.
All'ingresso è possibile ritirare esclusivamente il biglietto relativo alla serata stessa.
Per i portatori di handicap sono garantite facilitazioni di accesso e un'area riservata.
Capienza
2000 posti
17 maggio 2006
Baricco e i Barbari - nuove puntate
Le nuove puntate del viaggio di baricco nel mondondei barbari sono appena state pubblicate su La Repubblica:
Capitolo 2
Capitolo 3
I lettori possono partecipare all'iniziativa rispondendo a varie domande:
domande #1
domande #2
Le risposte verranno pubblicate qui e qui
Buona lettura :)
Capitolo 2
Capitolo 3
I lettori possono partecipare all'iniziativa rispondendo a varie domande:
domande #1
domande #2
Le risposte verranno pubblicate qui e qui
Buona lettura :)
12 maggio 2006
Baricco riscrive il Flauto Magico
Per tutto il mese di dicembre il Teatro Regio di Torino metterà in scena una nuova produzione del capolavoro di Mozart "Il flasuto magico", per il quale Alessandro Baricco ha creato un impianto drammaturgico originale scrivendo ex novo tutti i dialoghi in prosa.
Per maggiori informazioni:
Sito web: Teatro Regio
Tel.: 011.8815.557
Tel. Biglietteria:011.8815.241/242.
Per maggiori informazioni:
Sito web: Teatro Regio
Tel.: 011.8815.557
Tel. Biglietteria:011.8815.241/242.
Viaggio di Baricco alla ricerca dei nuovi Barbari
L'autore scrive un libro a puntate sul giornale "in mezzo alle frattaglie di mondo che quotidianamente passano da lì". E su www.repubblica.it si può seguire il suo lavoro, e scrivere a ibarbari@repubblica.it
*****************+
Viaggio alla ricerca dei nuovi barbari
di ALESSANDRO BARICCO
NON sembra, ma questo è un libro. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto scriverne uno, a puntate, sul giornale, in mezzo alle frattaglie di mondo che quotidianamente passano da lì. Mi attirava la fragilità della cosa: è come scrivere allo scoperto, in piedi su un torrione, tutti che ti guardano e il vento che tira, tutti che passano, pieni di cose da fare. E tu lì senza poter correggere, tornare indietro, ridisegnare la scaletta. Come viene, viene. E, il giorno dopo, involtolare insalata, o diventare il cappello di un imbianchino. Ammesso che se li facciano ancora, i cappelli, col giornale - come barchette sul litorale delle loro facce.
Ogni tanto, e mica solo nel lavoro, ci si va a cercare una qualche indigenza. Ed è probabilmente un modo di recuperare una qualche autenticità.
Comunque non vorrei creare false aspettative, quindi chiarisco che non è un romanzo. Il romanzo a puntate, quello non mi attira per niente. Per cui sarà un saggio, nel senso letterale del termine, cioè un tentativo: di pensare: scrivendo. Ci sono alcune cose che mi va di capire, a proposito di quel che sta succedendo qui intorno. Per "qui intorno" intendo la sottilissima porzione di mondo in cui mi muovo io: persone che hanno studiato, persone che stanno studiando, narratori, gente di spettacolo, intellettuali, cose così. Un mondaccio, per molti versi, ma alla fine è lì che le idee pascolano, ed è lì che sono stato seminato.
Dal resto del mondo ho perso contatto un sacco di tempo fa, e non è bello, ma è vero. Si fa un sacco di fatica a capire la propria zolla di terra, non resta molto per capire il resto del campo.
Ma forse in ogni zolla, a saperla leggere, c'è il campo intero.
E comunque, dicevo che c'è qualcosa, lì, che mi andrebbe di capire. Prima pensavo di intitolarlo così, il libro: La mutazione. Solo che non mi è riuscito di trovare nessuno a cui, anche solo vagamente, piacesse. Pazienza. Però era un titolo puntuale. Voglio dire che quella è precisamente la cosa che mi piacerebbe capire: in cosa consiste la mutazione che vedo intorno a me.
Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell'aria, un'incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedo menti raffinate scrutare l'arrivo dell'invasione con gli occhi fissi nell'orizzonte della televisione.
Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato
dietro il passaggio di un'orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si
scrive o immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura né storia.
I barbari, eccoli qua.
Ora: nel mio mondo scarseggia l'onestà intellettuale, ma non l'intelligenza.
Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c'è. Ma quel che c'è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna.
Potrebbe essere, me ne rendo conto, il normale duello fra generazioni, i vecchi che resistono all'invasione dei più giovani, il potere costituito che difende le sue posizioni accusando le forze emergenti di barbarie,
e tutte quelle cose che sono sempre successe e abbiamo visto mille volte.
Ma questa volta sembra diverso. E' così profondo, il duello, da sembrare diverso. Di solito si lotta per controllare i nodi strategici della mappa. Ma qui, più radicalmente, sembra che gli aggressori facciano qualcosa di molto più profondo: stanno cambiando
la mappa. Forse l'hanno perfino già cambiata. Dovette succedere così negli anni benedetti in cui, per esempio, nacque l'illuminismo, o nei giorni in cui il mondo tutto si scoprì, d'improvviso, romantico. Non erano spostamenti di truppe, e nemmeno figli che uccidevano padri. Erano dei mutanti, che sostituivano un paesaggio a un altro e lì fondavano il loro habitat.
Forse è un momento di quelli. E quelli che chiamiamo barbari sono una specie nuova, che ha le branchie dietro alle orecchie e ha deciso di vivere sott'acqua. Ovvio che da fuori, noi, coi nostri polmoncini, ne caviamo l'impressione di un'apocalisse imminente. Dove quelli respirano, noi moriamo. E quando vediamo i nostri figli guardare vogliosi l'acqua, temiamo per loro, e ciecamente ci scagliamo contro ciò che solamente riusciamo a vedere, cioè l'ombra di un'orda barbarica in arrivo. Intanto, i suddetti figli, sotto le nostre ali, già respirano da schifo, grattandosi dietro le orecchie, come se ci fosse qualcosa, là, da liberare.
È lì che mi vien voglia di capire. Non so, forse c'entra anche questa curiosa asma che mi prende sempre più spesso, e la strana inclinazione a nuotare a lungo sott'acqua, fino a quando proprio non trovo in me branchie pronte a salvarmi.
Comunque. Mi piacerebbe guardare quelle branchie da vicino. E studiare l'animale che si sta ritirando dalla terra, e sta diventando pesce. Vorrei spiare la mutazione, non per spiegarne l'origine (questo è fuori portata) ma per riuscire anche lontanamente a disegnarla. Come un naturalista d'altri tempi che disegna sul taccuino la nuova specie scoperta nell'isolotto australiano. Oggi ho aperto il taccuino.
Non ci capite niente? Ovvio, il libro non è ancora nemmeno iniziato.
È un viaggio per viandanti pazienti, un libro.
Spesso i libri iniziano con un rito che io amo molto, e che consiste nello scegliere un'epigrafe. È quel tipo di
frasetta o citazione che si mette nella prima pagina, giusto dopo il titolo e l'eventuale dedica, e che serve da viatico, da benedizione. Per dire, ecco l'epigrafe di un libro di Paul Auster:
"L'uomo non ha una sola e identica vita; ne ha molte giustapposte, ed è la sua miseria". (Chateaubriand)
Spesso suonano così: qualsiasi boiata dicano, tu ci credi. Apodittiche, per dirla nella lingua di quelli che respirano con i polmoni.
A me piacciono quelle che tracciano i bordi del campo. Cioè ti fanno capire più o meno in che campo quel libro va a giocare. Il grande Melville, quando si trattò
di scegliere l'epigrafe per Moby Dick, si lasciò un po' prendere la mano, e finì per selezionare 40 citazioni. Ecco la prima:
"E Dio creò le grandi balene." (Genesi)
Ed ecco l'ultima:
"Oh la Balenda grande e fiera, / tra il vento e la bufera, / oh il gigante che sadominare l'infinito mare!" / (Canzone baleniera).
Credo che fosse un modo di far capire che in quel libro ci sarebbe stato il mondo intero, da Dio alle scoregge dei marinai di Nantucket. O quanto meno, questo era il programmino di Melville.
Anima candida!, direbbe Vonnegut, con il punto esclamativo.
Così, per questo libro, io avrei scelto quattro epigrafi. Giusto per segnare i bordi del campo da gioco. Ecco la prima: viene da un bellissimo libro uscito da poco
in Italia (ed. il Mulino). L'ha scritto Wolfgang Schivelbush ed è intitolato La cultura dei vinti. (Sono titoli a cui, essendo tifoso del Toro, non posso resistere). Ecco cosa dice a un certo punto:
"Il timore di essere sopraffatti e distrutti da orde barbariche è vecchio come la storia della civiltà. Immagini di desertificazione, di giardini saccheggiati da nomadi e di palazzi in sfacelo nei quali pascolano le greggi sono ricorrenti nella letteratura della decadenza
dall'antichità fino ai giorni nostri".
Copiate e mettete da parte.
Seconda epigrafe: la seconda epigrafe la trovate nella prossima puntata.
Che vento che tira, su 'sto torrione.
(1. continua)
*****************+
Viaggio alla ricerca dei nuovi barbari
di ALESSANDRO BARICCO
NON sembra, ma questo è un libro. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto scriverne uno, a puntate, sul giornale, in mezzo alle frattaglie di mondo che quotidianamente passano da lì. Mi attirava la fragilità della cosa: è come scrivere allo scoperto, in piedi su un torrione, tutti che ti guardano e il vento che tira, tutti che passano, pieni di cose da fare. E tu lì senza poter correggere, tornare indietro, ridisegnare la scaletta. Come viene, viene. E, il giorno dopo, involtolare insalata, o diventare il cappello di un imbianchino. Ammesso che se li facciano ancora, i cappelli, col giornale - come barchette sul litorale delle loro facce.
Ogni tanto, e mica solo nel lavoro, ci si va a cercare una qualche indigenza. Ed è probabilmente un modo di recuperare una qualche autenticità.
Comunque non vorrei creare false aspettative, quindi chiarisco che non è un romanzo. Il romanzo a puntate, quello non mi attira per niente. Per cui sarà un saggio, nel senso letterale del termine, cioè un tentativo: di pensare: scrivendo. Ci sono alcune cose che mi va di capire, a proposito di quel che sta succedendo qui intorno. Per "qui intorno" intendo la sottilissima porzione di mondo in cui mi muovo io: persone che hanno studiato, persone che stanno studiando, narratori, gente di spettacolo, intellettuali, cose così. Un mondaccio, per molti versi, ma alla fine è lì che le idee pascolano, ed è lì che sono stato seminato.
Dal resto del mondo ho perso contatto un sacco di tempo fa, e non è bello, ma è vero. Si fa un sacco di fatica a capire la propria zolla di terra, non resta molto per capire il resto del campo.
Ma forse in ogni zolla, a saperla leggere, c'è il campo intero.
E comunque, dicevo che c'è qualcosa, lì, che mi andrebbe di capire. Prima pensavo di intitolarlo così, il libro: La mutazione. Solo che non mi è riuscito di trovare nessuno a cui, anche solo vagamente, piacesse. Pazienza. Però era un titolo puntuale. Voglio dire che quella è precisamente la cosa che mi piacerebbe capire: in cosa consiste la mutazione che vedo intorno a me.
Dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell'aria, un'incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. Vedo menti raffinate scrutare l'arrivo dell'invasione con gli occhi fissi nell'orizzonte della televisione.
Professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si è lasciato
dietro il passaggio di un'orda che, in effetti, nessuno però è riuscito a vedere. E intorno a quel che si
scrive o immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura né storia.
I barbari, eccoli qua.
Ora: nel mio mondo scarseggia l'onestà intellettuale, ma non l'intelligenza.
Non sono tutti ammattiti. Vedono qualcosa che c'è. Ma quel che c'è, io non riesco a guardarlo con quegli occhi lì. Qualcosa non mi torna.
Potrebbe essere, me ne rendo conto, il normale duello fra generazioni, i vecchi che resistono all'invasione dei più giovani, il potere costituito che difende le sue posizioni accusando le forze emergenti di barbarie,
e tutte quelle cose che sono sempre successe e abbiamo visto mille volte.
Ma questa volta sembra diverso. E' così profondo, il duello, da sembrare diverso. Di solito si lotta per controllare i nodi strategici della mappa. Ma qui, più radicalmente, sembra che gli aggressori facciano qualcosa di molto più profondo: stanno cambiando
la mappa. Forse l'hanno perfino già cambiata. Dovette succedere così negli anni benedetti in cui, per esempio, nacque l'illuminismo, o nei giorni in cui il mondo tutto si scoprì, d'improvviso, romantico. Non erano spostamenti di truppe, e nemmeno figli che uccidevano padri. Erano dei mutanti, che sostituivano un paesaggio a un altro e lì fondavano il loro habitat.
Forse è un momento di quelli. E quelli che chiamiamo barbari sono una specie nuova, che ha le branchie dietro alle orecchie e ha deciso di vivere sott'acqua. Ovvio che da fuori, noi, coi nostri polmoncini, ne caviamo l'impressione di un'apocalisse imminente. Dove quelli respirano, noi moriamo. E quando vediamo i nostri figli guardare vogliosi l'acqua, temiamo per loro, e ciecamente ci scagliamo contro ciò che solamente riusciamo a vedere, cioè l'ombra di un'orda barbarica in arrivo. Intanto, i suddetti figli, sotto le nostre ali, già respirano da schifo, grattandosi dietro le orecchie, come se ci fosse qualcosa, là, da liberare.
È lì che mi vien voglia di capire. Non so, forse c'entra anche questa curiosa asma che mi prende sempre più spesso, e la strana inclinazione a nuotare a lungo sott'acqua, fino a quando proprio non trovo in me branchie pronte a salvarmi.
Comunque. Mi piacerebbe guardare quelle branchie da vicino. E studiare l'animale che si sta ritirando dalla terra, e sta diventando pesce. Vorrei spiare la mutazione, non per spiegarne l'origine (questo è fuori portata) ma per riuscire anche lontanamente a disegnarla. Come un naturalista d'altri tempi che disegna sul taccuino la nuova specie scoperta nell'isolotto australiano. Oggi ho aperto il taccuino.
Non ci capite niente? Ovvio, il libro non è ancora nemmeno iniziato.
È un viaggio per viandanti pazienti, un libro.
Spesso i libri iniziano con un rito che io amo molto, e che consiste nello scegliere un'epigrafe. È quel tipo di
frasetta o citazione che si mette nella prima pagina, giusto dopo il titolo e l'eventuale dedica, e che serve da viatico, da benedizione. Per dire, ecco l'epigrafe di un libro di Paul Auster:
"L'uomo non ha una sola e identica vita; ne ha molte giustapposte, ed è la sua miseria". (Chateaubriand)
Spesso suonano così: qualsiasi boiata dicano, tu ci credi. Apodittiche, per dirla nella lingua di quelli che respirano con i polmoni.
A me piacciono quelle che tracciano i bordi del campo. Cioè ti fanno capire più o meno in che campo quel libro va a giocare. Il grande Melville, quando si trattò
di scegliere l'epigrafe per Moby Dick, si lasciò un po' prendere la mano, e finì per selezionare 40 citazioni. Ecco la prima:
"E Dio creò le grandi balene." (Genesi)
Ed ecco l'ultima:
"Oh la Balenda grande e fiera, / tra il vento e la bufera, / oh il gigante che sadominare l'infinito mare!" / (Canzone baleniera).
Credo che fosse un modo di far capire che in quel libro ci sarebbe stato il mondo intero, da Dio alle scoregge dei marinai di Nantucket. O quanto meno, questo era il programmino di Melville.
Anima candida!, direbbe Vonnegut, con il punto esclamativo.
Così, per questo libro, io avrei scelto quattro epigrafi. Giusto per segnare i bordi del campo da gioco. Ecco la prima: viene da un bellissimo libro uscito da poco
in Italia (ed. il Mulino). L'ha scritto Wolfgang Schivelbush ed è intitolato La cultura dei vinti. (Sono titoli a cui, essendo tifoso del Toro, non posso resistere). Ecco cosa dice a un certo punto:
"Il timore di essere sopraffatti e distrutti da orde barbariche è vecchio come la storia della civiltà. Immagini di desertificazione, di giardini saccheggiati da nomadi e di palazzi in sfacelo nei quali pascolano le greggi sono ricorrenti nella letteratura della decadenza
dall'antichità fino ai giorni nostri".
Copiate e mettete da parte.
Seconda epigrafe: la seconda epigrafe la trovate nella prossima puntata.
Che vento che tira, su 'sto torrione.
(1. continua)
28 aprile 2006
"Seta", finalmente il film
Sarà un grande film "non-hollywoodiano" la trasposizione cinematografica di "Seta" di Alessandro Baricco. Con un regista canadese (François Girard), un cast internazionale, una produzione che unisce Italia, Giappone, Canada, Inghilterra (con finanziamenti anche dall'americana New Line e da Medusa), e un budget di 21 milioni di dollari.
"Con Baricco l'accordo era di scegliere qualcuno che convincesse entrambi, che avrebbe interpretato questa storia in senso non hollywoodiano. In questo caso, anche se il cast è internazionale, lo spirito è europeo" ha spiegato a 'la Repubblica' il produttore Domenico Procacci, grazie a cui il progetto è nato. I volti dell'allevatore francese di bachi di seta Hervé Joncour e della moglie tradita saranno quelli di Michael Pitt e di Keira Knightley, ma ci saranno anche diversi attori italiani, come Carlo Cecchi e Toni Bertorelli. Dopo le riprese in Giappone, si gira in questi giorni tra Roma e Latina. L'autore del romanzo, che ha seguito passo passo il progetto del film con Procacci, si dichiara soddisfatto del lavoro fatto fin qui: "Dalle immagini che ho visto ho l'impressione che Girard abbia preso perfettamente l'andamento del romanzo, il suo respiro. Che è una delle cose più difficili nel passaggio da un libro a un film".
Di fare una trasposizione cinematografica del romanzo si parlava da tempo, ora finalmente sembra che ci siamo... speriamo solo non ci rovinino la poesia, e riescano a trovare una musica "bianca".
"Con Baricco l'accordo era di scegliere qualcuno che convincesse entrambi, che avrebbe interpretato questa storia in senso non hollywoodiano. In questo caso, anche se il cast è internazionale, lo spirito è europeo" ha spiegato a 'la Repubblica' il produttore Domenico Procacci, grazie a cui il progetto è nato. I volti dell'allevatore francese di bachi di seta Hervé Joncour e della moglie tradita saranno quelli di Michael Pitt e di Keira Knightley, ma ci saranno anche diversi attori italiani, come Carlo Cecchi e Toni Bertorelli. Dopo le riprese in Giappone, si gira in questi giorni tra Roma e Latina. L'autore del romanzo, che ha seguito passo passo il progetto del film con Procacci, si dichiara soddisfatto del lavoro fatto fin qui: "Dalle immagini che ho visto ho l'impressione che Girard abbia preso perfettamente l'andamento del romanzo, il suo respiro. Che è una delle cose più difficili nel passaggio da un libro a un film".
Di fare una trasposizione cinematografica del romanzo si parlava da tempo, ora finalmente sembra che ci siamo... speriamo solo non ci rovinino la poesia, e riescano a trovare una musica "bianca".
13 aprile 2006
22/04/2006 - 23/04/2006
Palaolimpico (Isozaki), corso Sebastopoli 123, Torino
Spettacolo
BookStock
BookStock, una notte di parole, musica e libere contaminazioni
Si parte sabato 22 aprile 2006 con BookStock al Palaolimpico (Isozaki), con ingresso da corso Sebastopoli 123. Dalle 21.00 (i cancelli si aprono alle 19.00) e per tutta la notte fino alle 9 del mattino, la struttura creata per l’hockey olimpico di Torino 2006 ospita la «Woodstock del libro»: un grande rave letterario-poetico-musicale prodotto dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura e dal Teatro Stabile Torino/Teatro d’Europa con la direzione artistica di Roberto Tarasco e Gabriele Vacis.
I più amati e popolari volti italiani della letteratura, dello spettacolo, della cultura, del cinema e della televisione per la prima volta tutti insieme su un palco, in una notte ininterrotta di letture, poesie, racconti, parole e comicità, farcita di suoni e canzoni. Una nottata di libere contaminazioni e incontri insoliti. Una notte bianca non necessariamente da trascorrere in bianco: è possibile portare con sé il sacco a pelo per riposarsi. Sarà garantito il servizio bar.
Gli ospiti: Natalino Balasso, Alessandro Baricco, Alessandro Bergonzoni, Anna Bonaiuto, Vinicio Capossela, Luca De Gennaro, Ludovico Einaudi, Massimo Gramellini, Luciana Littizzetto, Moni Ovadia, Marco Paolini, Michele Serra, i Subsonica (impegnati in un dj set), Roberto Tarasco, Gianmaria Testa e molti altri che confermeranno la loro presenza nei prossimi giorni.
Questo è il programma provvisorio con gli abbinamenti fra gli ospiti e gli autori letterari prescelti, di cui ciascuno leggerà brani selezionati:
· Ore 21: Alessandro Baricco
· Ore 22: Ludovico Einaudi, Luciana Littizzetto
· Ore 23: Luca De Gennaro
· Ore 00: Michele Serra, Gianmaria Testa, Massimo Gramellini
· Ore 01: Anna Bonaiuto, Natalino Balasso, Rita Marcotulli
· Ore 02: Maurizio Crosetti, Gian Paolo Ormezzano, Carlo Boccadoro, Massimo Cirri e Sergio Ferrentino
· Ore 03: Alessandro Bergonzoni
· Ore 04: Vinicio Capossela
· Ore 05: Moni Ovadia, Marco Paolini
Distribuzione biglietti a partire dal 14 aprile (esclusi 16 e 17 aprile) presso:
Vetrina Torino, Piazza San Carlo 159 - ore 10 -18
Piemonte Point, Piazza Castello 165 - ore 10 - 18
Distibuzione last minute dei biglietti il 22 aprile presso:
Palaolimpico (Isozaki), Corso Sebastopoli 123 - dalle ore 15
E’ disponibile un massimo di due biglietti per persona.
Dal 14 aprile prenotazioni online su http://www.turinromeworldbookcapital.it solo per i residenti fuori provincia di Torino, fino ad esurimento posti.
Fondazione per il libro, la musica e la cultura e Teatro Stabile Torino / Teatro d'Europa
Contatti:
333 8733999, 23aprile@trwbc.it
Palaolimpico (Isozaki), corso Sebastopoli 123, Torino
Spettacolo
BookStock
BookStock, una notte di parole, musica e libere contaminazioni
Si parte sabato 22 aprile 2006 con BookStock al Palaolimpico (Isozaki), con ingresso da corso Sebastopoli 123. Dalle 21.00 (i cancelli si aprono alle 19.00) e per tutta la notte fino alle 9 del mattino, la struttura creata per l’hockey olimpico di Torino 2006 ospita la «Woodstock del libro»: un grande rave letterario-poetico-musicale prodotto dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura e dal Teatro Stabile Torino/Teatro d’Europa con la direzione artistica di Roberto Tarasco e Gabriele Vacis.
I più amati e popolari volti italiani della letteratura, dello spettacolo, della cultura, del cinema e della televisione per la prima volta tutti insieme su un palco, in una notte ininterrotta di letture, poesie, racconti, parole e comicità, farcita di suoni e canzoni. Una nottata di libere contaminazioni e incontri insoliti. Una notte bianca non necessariamente da trascorrere in bianco: è possibile portare con sé il sacco a pelo per riposarsi. Sarà garantito il servizio bar.
Gli ospiti: Natalino Balasso, Alessandro Baricco, Alessandro Bergonzoni, Anna Bonaiuto, Vinicio Capossela, Luca De Gennaro, Ludovico Einaudi, Massimo Gramellini, Luciana Littizzetto, Moni Ovadia, Marco Paolini, Michele Serra, i Subsonica (impegnati in un dj set), Roberto Tarasco, Gianmaria Testa e molti altri che confermeranno la loro presenza nei prossimi giorni.
Questo è il programma provvisorio con gli abbinamenti fra gli ospiti e gli autori letterari prescelti, di cui ciascuno leggerà brani selezionati:
· Ore 21: Alessandro Baricco
· Ore 22: Ludovico Einaudi, Luciana Littizzetto
· Ore 23: Luca De Gennaro
· Ore 00: Michele Serra, Gianmaria Testa, Massimo Gramellini
· Ore 01: Anna Bonaiuto, Natalino Balasso, Rita Marcotulli
· Ore 02: Maurizio Crosetti, Gian Paolo Ormezzano, Carlo Boccadoro, Massimo Cirri e Sergio Ferrentino
· Ore 03: Alessandro Bergonzoni
· Ore 04: Vinicio Capossela
· Ore 05: Moni Ovadia, Marco Paolini
Distribuzione biglietti a partire dal 14 aprile (esclusi 16 e 17 aprile) presso:
Vetrina Torino, Piazza San Carlo 159 - ore 10 -18
Piemonte Point, Piazza Castello 165 - ore 10 - 18
Distibuzione last minute dei biglietti il 22 aprile presso:
Palaolimpico (Isozaki), Corso Sebastopoli 123 - dalle ore 15
E’ disponibile un massimo di due biglietti per persona.
Dal 14 aprile prenotazioni online su http://www.turinromeworldbookcapital.it solo per i residenti fuori provincia di Torino, fino ad esurimento posti.
Fondazione per il libro, la musica e la cultura e Teatro Stabile Torino / Teatro d'Europa
Contatti:
333 8733999, 23aprile@trwbc.it
16 marzo 2006
Baricco per Torino Capitale del Libro
Per un anno intero Torino e il Piemonte si trasformano in un grande palcoscenico. Dodici mesi di eventi tutti nel segno dell’amore per il libro e la lettura. Cuore del programma di Torino è l’idea che le ha fatto assegnare dall’Unesco il titolo di Capitale Mondiale: Il Linguaggio dei Segni.
Una maratona ininterrotta di 24 ore tra spettacoli, letture e concerti in tutta la città inaugurerà ad aprile l'anno di Torino capitale mondiale del libro.
Una festa pensata dalla Fondazione per il libro, la musica e la cultura e realizzata dal Teatro Stabile di Torino per la regia di Gabriele Vacis, come spiegano in una nota gli organizzatori.
Gli incontri, tutti rigorosamente ad ingresso libero, inizieranno sabato 22 aprile dalle 21 all'Oval, il nuovo palasport creato per le Olimpiadi invernali e andranno avanti fino alle 9 del mattino: una notte intera di letture, poesie, racconti, alla presenza di tanti volti noti, da Alessandro Baricco a Moni Ovadia, Marco Paolini, Luciana Litizzetto, Stefano Benni, Alessandro Bergonzoni, Vinicio Capossela, Michele Serra.
Aggiornamenti, programmi, nomi e dettagli su www.trwbc.it
Baricco e Mozart a teatro - 26 aprile 2006
Teatro Salieri, Legnago (VR)
MOZART GENIO?...
DA VICINO NESSUNO È NORMALE
Progetto di Mario Brunello
Quattro momenti che hanno segnato la vita di Mozart, ma anche quella di musicisti di ogni epoca, raccontati da quattro concerti di Mario Brunello con l’Orchestra d’Archi Italiana e preceduti da quattro incontri con Philippe Daverio, Erri De Luca, Michele Dall’Ongaro, Alessandro Baricco.
-------
Mercoledì 26 aprile, ore 20.00
A 16 ANNI, GENIUS?
Incontro con ALESSANDRO BARICCO
MARIO BRUNELLO, direttore
Orchestra d’archi italiana
W. A. Mozart, QUINTETTO IN SI BEMOLLE KV 174
(vers. per orch. d’archi)
G. Mahler, QUARTETTO PER ARCHI E PIANOFORTE IN LA MINORE
(vers. per orch. d’archi)
F. Mendelssohn, OTTETTO OP.20
(vers. per orch. d’archi)
Per maggiori info e prenotazione:
http://www.teatrosalieri.it
cliccando su "Stagione 2005/2006" e poi "Musica"
MOZART GENIO?...
DA VICINO NESSUNO È NORMALE
Progetto di Mario Brunello
Quattro momenti che hanno segnato la vita di Mozart, ma anche quella di musicisti di ogni epoca, raccontati da quattro concerti di Mario Brunello con l’Orchestra d’Archi Italiana e preceduti da quattro incontri con Philippe Daverio, Erri De Luca, Michele Dall’Ongaro, Alessandro Baricco.
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Mercoledì 26 aprile, ore 20.00
A 16 ANNI, GENIUS?
Incontro con ALESSANDRO BARICCO
MARIO BRUNELLO, direttore
Orchestra d’archi italiana
W. A. Mozart, QUINTETTO IN SI BEMOLLE KV 174
(vers. per orch. d’archi)
G. Mahler, QUARTETTO PER ARCHI E PIANOFORTE IN LA MINORE
(vers. per orch. d’archi)
F. Mendelssohn, OTTETTO OP.20
(vers. per orch. d’archi)
Per maggiori info e prenotazione:
http://www.teatrosalieri.it
cliccando su "Stagione 2005/2006" e poi "Musica"
07 marzo 2006
Alessandro Baricco: da una storia all'altra
Ha un pubblico di fans e di fedelissimi che sa incantare, proprio come faceva con il pubblico televisivo: attraverso l’abilità di raccontare, con la voce e la gestualità, con l’uso della stessa sapienza tecnica e dell’attenzione ai dettagli che applica ad ogni suo lavoro. L’incontro che abbiamo registrato e che proponiamo è quello in cui, a dicembre 2005, presentò alla Fiera della piccola e media editoria di Roma il suo ultimo romanzo, “Questa storia”, incentrato sul mito delle corse automobilistiche, all’inizio del secolo scorso. In realtà la presentazione del libro veniva affidata a un video suggestivo prodotto dalla Fandango libri, l’ennesima ricerca di forme nuove di promozione e diffusione del libro. Il resto dell’incontro col pubblico era servito a illustrare i motivi della scelta del passaggio da una grande casa editrice, la Rcs, a una molto più piccola, la Fandango, nuovo ramo letterario di una forte casa di produzione cinematografica.
Quattro mesi dopo, Alessandro Baricco, a partire dalle punture di spillo di alcuni critici letterari, ha sfidato apertamente gli usi e i costumi della critica, aprendo sulle pagine di Repubblica un dibattito sul rapporto tra libri e informazione. A modo suo, cominciando con “Questo è un articolo che non dovrei scrivere. Lo so. Me lo dico da me. E lo scrivo.” Tecnica sicura, collaudata, ad effetto, adatta a suscitare reazioni, a creare risposte, ad allargare i cerchi dell’acqua stagnante. Fino alle prossime trovate.
Luciano Minerva - Rainews 24
Quattro mesi dopo, Alessandro Baricco, a partire dalle punture di spillo di alcuni critici letterari, ha sfidato apertamente gli usi e i costumi della critica, aprendo sulle pagine di Repubblica un dibattito sul rapporto tra libri e informazione. A modo suo, cominciando con “Questo è un articolo che non dovrei scrivere. Lo so. Me lo dico da me. E lo scrivo.” Tecnica sicura, collaudata, ad effetto, adatta a suscitare reazioni, a creare risposte, ad allargare i cerchi dell’acqua stagnante. Fino alle prossime trovate.
Luciano Minerva - Rainews 24
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